Riabilitazione equestre

Elsa

L'ESPERIENZA LAVORATIVA APRILE 2003 ‑ SETTEMBRE 2004

L'approccio con il cavallo è stato per la Elsa un'esperienza nuova, praticamente sconosciuta. In lei c'è stata inizialmente questa antinomia: da una parte la paura, dall'altra l'attrazione. L'approccio con l'equino si è dimostrato una fase estremamente ricca di contenuti; la manifestazione più evidente che si è presentata al primo avvicinamento all'animale è stato un senso di curiosità che si è evoluto con una lenta esplorazione del cavallo. Il rapporto con questo ha offerto ad Elsa qualcosa di morbido, caldo, stimolante da un punto dì vista tattile. Una volta verificato la morbidezza e il calore, rispettando i suoi tempi, la bambina è salita sul cavallo con la tecnica del maternage (l'istruttore sale sul cavallo insieme al cavaliere in posizione retrostante a questo, utilizzando bardatura con fascione a due maniglie) provando così la sensazione del dondolio e dei ritmo. Il contatto corporeo non si è fermato a un generico e istintivo rapporto; l'approfondimento della conoscenza da parte dì Elsa è successivamente passato al riconoscimento delle parti del cavallo (criniera, coda) in modo da cominciare a prendere coscienza dello spazio intorno a sé, inizialmente soltanto attraverso l'uso delle mani e della bocca.


I PUNTI DI RIFERIMENTO

Elsa si è presentata al maneggio sempre accompagnata dalla madre, che durante la lezione si limitava ad osservare senza interagire in nessun modo. La bambina veniva presa in carico dalla psicologa per stabilire un primo contatto corporeo di riferimento e di sicurezza, che poi, tenendola in braccio, la avvicinava al cavallo favorendole una relazione di approccio fisico. Mentre l'instaurarsi del contatto con il cavallo ha richiesto un po' di tempo ad Elsa, il legame con la psicologa si è creato con facilità, e questo è stato un motivo, insieme a quello della valutazione motoria piuttosto precaria, che ci ha spinto a scegliere la tecnica del maternage. La presenza dell'operatrice sul cavallo posta dietro la bambina, permetteva non solo di dare ad Elsa un appoggio alla sua schiena, ma anche un senso di sicurezza importante, tanto che continuamente si voltava per toccare con la mano e con la bocca la persona. IL riconoscimento del cavallo sotto di sé è avvenuto in un secondo momento, anche in seguito alle numerose richieste verbali e gestuali da parte dell'istruttrice, utilizzando anche in questo caso sia le mani che la bocca, che si posavano inizialmente sulla criniera che si trovava proprio davanti a sé. Col tempo Elsa ha favorito l'aspetto manuale a quello orale; si è cominciato così a chiederle, gestualmente e verbalmente, di tenere le mani sulle maniglie e di carezzare il cavallo. La bambina svolgeva l'esercizio con miglioramenti progressivi, continuando comunque a cercare costantemente la persona dietro di sé.

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